Candidati, la sfida degli slogan
Renzo Mazzaro
27.02.2010 Il Mattino di Padova, p.10
VENEZIA. «Fai grande il Veneto con Francesco Piccolo ». Chi avrà suggerito al presidente della commissione statuto, 5 anni passati per niente, questo slogan da spararsi un colpo? Forse qualcuno che ha fatto proprio il motto di Oscar Wilde: purché se ne parli. Ma a guardare i manifesti elettorali devono essere in molti quelli che hanno letto Oscar Wilde. Il padovano Fabio Conte , per esempio, pediatra di casa Galan , proposto da Giancarlo e sostenuto da un parterre di tutto rispetto che va da Barbara Degani a Marino Zorzato a Filippo Ascierto , guarda i passanti con occhio lucido da un manifesto 6x3, camice bianco e stetoscopio a tracolla, annunciando: «Mi prenderò cura del tuo futuro». Ma chi vota ha più di 18 anni e ha smesso da tempo di andare dal pediatra: probabilmente gli servirebbe un internista, o magari un cardiologo con tutti le delusioni del momento. Anche l’Ordine dei medici ha avuto da ridire. «E’ vero - ammette Conte - il presidente ha trovato inopportuno l’uso di strumenti professionali». Non sarà un medico iscritto al Pd? «Proprio così», ride lui; ma sembra che concordi sulla valutazione. Solo che i manifesti ormai erano stampati, cosa doveva fare, buttarli, con quello che costano i 6x3? Al nostro futuro pensa anche Carlo Alberto Tesserin , che si ricandida dopo 20 anni di Regione, fresco come un giovincello perché «c’è ancora del lavoro da fare». Stakanovista ma benemerito. Finalmente uno che non si tira indietro, in questa Italia di fannulloni. Il mascalzone veneto Raffaele Zanon fa sapere: «Ci siamo». Farebbe meglio ad aspettare per dirlo. Di sicuro non ci sarà Galan , metà del divertimento è perso. Luca Zaia fa il maleducato: «Prima il Veneto». Come dire prima io! Da bambino la mamma gli avrebbe mollato uno scappellotto. Bepi Bortolussi è perentorio: «Facciamo l’impresa». Ma lui stesso in privato ammette che l’impresa è farlo eleggere. Leo Padrin : «Cuore e testa per il Veneto». E nessuno aggiunga quattro etti di fegato alla veneziana, perché a Padrin il fegato non manca (caso mai gli servono le cipolle, per fingere qualche lacrima quando serve). Piero Ruzzante invoca «la giusta parte che ognuno sogna di recitare nella vita». Magari. Purtroppo la vita è un paradiso di bugie, quelle tue e quelle mie, che ci danno una calda ansietà (Nilla Pizzi). «Cento per cento pura passione Polesine», parte dall’ugola di Isi Coppola . Al cuore non si comanda, si sa. Dal suo sito Remo Sernagiotto , braccia incrociate come la buonanima di Benito, annuncia: « Remo Sernagiotto ». Più stringato di così c’era solo: «Sono Bond. James Bond». E cominciavano i guai. Più o meno quello che ha scritto in faccia Sernagiotto : se non avete capito che la musica è cambiata, vi serve un apparecchio acustico. Peccato che non siamo al cinema. Il vero Bond , che si chiama Dario , sembra un boyscout: «Fatti e non ciacole. Per un futuro più sicuro». A pensarci bene è geniale: se smettessimo tutti di chiacchierare a vanvera, ci sentiremmo senz’altro meglio. E forse anche più sicuri. I leghisti si affidano all’effetto Zaia , perché affaticarsi. Federico Caner per esempio si limita a chattare in facebook, indovinate con chi: il collega Daniele Stival . Non basta che si vedano al Ferro Fini 4 volte al dì? Bellissimi i manifesti delle candidate. Elena Donazzan, pasionaria di An, ha mezzo chilo di fondo tinta sul viso, sembra la pubblicità di un salone di bellezza: «Siamo ciò in cui crediamo», è il motto. Manca ancora obbedire e combattere. Isi Coppola ha un faccino da «non ho l’età per amarti», pare Gigliola Cinquetti a San Remo, ma era il 1964. Giuliana Fontanella ha scelto uno slogan che sembra bello: «Insieme a te». Invece è l’attacco di una famosissima canzone di Caterina Caselli che continua molto diversamente: «Insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù, finisce qua, chi se ne va che male fa». Nadia Qualarsa senza l’ombra di una ruga: «L’onestà come impegno». Sembra una minaccia e forse lo è. Costantino Toniolo , raccomandato da Lia Sartori , lancia un messaggio subliminale: «Noi votiamo Costantino Toniolo». Ma è stretto tra la Donazzan, la Fontanella e la Qualarsa e non sarà beato tra le donne: i posti sicuri sono due. Rischia di essere un abbraccio mortale.

