Lega e sanità, scoppia il caso Mantoan
Michela Nicolussi Moro
25.07.2010 Il Corriere del Veneto, p.5
Il top manager regionale e l’incontro con Tosi. Zaia irritato, l’opposizione: «Non lo votiamo»
VENEZIA — Diventa un caso politico la partecipazione di Domenico Mantoan, indicato dalla giunta regionale come nuovo segretario della Sanità ma non ancora investito di tale carica dal consiglio, al pranzo «carbonaro» organizzato venerdì con i sindaci di Montecchio (Milena Cecchetto, Lega) e Arzignano (Giorgio Gentilin, Pdl), il direttore generale dell’Usl 5 Renzo Alessi e Flavio Tosi, per discutere il piano finanziario del nuovo ospedale di Arzignano. Un esercizio anticipato di poteri — l’assemblea di Palazzo Ferro Fini ne voterà la nomina solo mercoledì, fino ad allora resta il direttore generale dell’Usl 4 di Thiene — che ha irritato il governatore Luca Zaia e indotto l’interessato a chiarire. «Il mio unico interesse è operare per il bene dei veneti, amministrando la sanità regionale — spiega Mantoan — mi attende un impegno che nulla ha a che vedere con la politica. Quanto accaduto si può definire un eccesso di zelo, che mi ha reso disponibile a un invito giunto dal direttore dell’Usl 5, Renzo Alessi. Ho partecipato in qualità di direttore dell’Usl 4, che dirigo, e anche di conoscitore delle problematiche dell’Usl 5, essendone io un dipendente in aspettativa. Non c’è stata alcuna volontà di prevaricare la sovranità del Consiglio regionale, ribadisco al presidente Zaia che l’unico riferimento per il mio operare è lui e l’amministrazione che rappresenta. Per il futuro — prosegue il manager — non volendo esporre me o l’amministrazione a polemiche o a interpretazioni ambigue, sarà mia cura rendermi disponile solo nelle sedi istituzionalmente deputate». E’ un po’ un bis del «chiarimento», sempre seguito a strigliata, diffuso giovedì dall’assessore alla Sanità Luca Coletto, che il giorno prima aveva smentito Zaia sulla chiusura degli ospedali di Isola della Scala, Bovolone e Malcesine. Altra scivolata dovuta al fatto che sia Coletto che Mantoan sono uomini di Tosi, vero «dominus» (finora) della sanità veneta, settore sempre più al centro di una inedita guerra nel Carroccio. Se l’«ingenuità» di Coletto è giustificabile dalla sua inesperienza in materia di salute, stupisce invece il passo falso di un tecnico capace come Mantoan, che proprio in virtù della sua indiscussa professionalità sarebbe potuto succedere a Giancarlo Ruscitti anche senza cambiare angelo custode e casacca, passando dall’azzurra ala protettrice di Lia Sartori a quella verde del sindaco di Verona. E poi il top manager in Regione ci ha già lavorato, quindi sa bene come funzionano i giochi politici e a quali pressioni sia sottoposto il settore Sanità, tanto è vero che si è sempre mosso con grande prudenza, parlando poco e soprattutto evitando fughe personali in avanti. Errore che gli farà perdere i voti dell’opposizione e che mette in bilico la fiducia della maggioranza. «Ha agito in maniera improvvida — dice Piergiorgio Cortelazzo, vicecapogruppo del Pdl — anche per scaramanzia poteva evitare di prendere iniziative come segretario della Sanità, se ancora non lo è. Non è un bell’inizio. Chiederò chiarimenti a Zaia su tutta la gestione della salute, da sei anni in mano alla Lega». «Questo scivolone non mi sorprende — dichiara Diego Bottacin, consigliere del Pd— Mantoan è un uomo di Tosi, non di Zaia, ma non esiste che chi è chiamato a gestire un settore così importante non risponda al presidente, eletto dai veneti. Denuncerò tale grave problema di metodo con il mio voto contrario al manager, benchè la sua professionalità non si discuta».
«Io non lo voto — annuncia Pietrangelo Pettenò, consigliere della Federazione della sinistra veneta — in prima commissione avevo già obiettato sulla sua cadidatura, perchè alla Sanità doveva andare un esterno al sistema. La gestione Lega è confusa e senza una linea di indirizzo, i costi sono fuori controllo, manca una strategia per il presente e il futuro. Si vive alla giornata, il che rende più facile il predominio degli interessi di bottega di questa o quella fazione leghista». Sul piede di guerra Stefano Valdegamberi, capogruppo dell’Udc: «Io piuttosto voto Ruscitti. Il caso Mantoan conferma che Zaia ha una sovranità limitata, il Carroccio avrebbe dovuto candidare Tosi. Il mio cruccio è che le loro guerre interne si giocano sulla pelle della gente». «E’ vero, Zaia è un governatore debole — riflette Franco Bonfante (Pd), vicepresidente del consiglio— per la competizione con Tosi e perchè si ostina a parlare di ciò che non conosce, la sanità. Su Mantoan lunedì il Pd deciderà come votare». Colpo di scena finale: Leonardo Padrin (Pdl), a capo della commissione Sanità, sapeva del pranzo «carbonaro». «Sì e lo giudico positivamente — confessa— sul nuovo ospedale di Arzignano si è già perso troppo tempo, quello attuale cade a pezzi, bisogna agire. Bene ha fatto Mantoan a mettersi subito al lavoro, qualche giorno di anticipo non cambia la sostanza».

