«LA REGIONE BLOCCA 200 NUOVE FARMACIE»

Il Mattino di Padova, p.

VENEZIA I farmacisti sul piede di guerra, pronti a chiedere il rispetto della legge e la fine del monopolio che impedisce l’apertura di 200 nuove strutture. Ieri in campo San Tomà a Venezia una delegazione dei farmacisti vincitori di concorso ha protestato con tanto di manifesti, prima di essere ricevuti dall’assessore alla Sanità Luca Coletto. A guidare la battaglia in Veneto, dopo il decreto sulla liberalizzazione delle farmacie voluto dall’allora ministro Bersani e poi da Mario Monti, è stato Leo Padrin, per cinque anni presidente della commissione regionale Sanità, ma se in Italia la svolta è già realtà, i 580 comuni veneti sono paralizzati dalla guerra dei ricorsi al Tar. Racconta Mirco Cibin, uno dei protagonisti della pacifica protesta: «Purtroppo ci sono varie problematiche di tipo legale che impediscono una soluzione definitiva, ma i passi in avanti sono notevoli. Si procederà subito all’assegnazione di alcune farmacie in attesa della decisione del Tar che dovrebbe arrivare a febbraio-marzo 2017». E la Regione? Tra un taglio di nastro e la maratona a palazzo Ferro Fini sull’Azienda Zero che entro oggi dovrebbe licenziare la riforma delle Usl, la «grana» nuove farmacie è finita in coda all’agenda delle priorità, ma ieri l’assessore Luca Coletto si è fatto trovare preparato: «La giunta regionale ha già approvato la delibera che il via all'assegnazione agli aventi diritto di circa 200 farmacie in tutto il Veneto. Le procedure partiranno a fine ottobre, primi di novembre, compatibilmente anche con la disponibilità del ministero della Salute cui fa capo la gestione della Piattaforma informatica specificamente predisposta», spiega Coletto a conclusione dell’incontro con la delegazione. «Non c'è stato nessun ritardo a Venezia, semmai la giusta attenzione al futuro di tanti farmacisti, perlopiù giovani che deve essere garantito e il meno incerto possibile, perché ci si muove in una materia che, in tutta Italia, è stata travolta di ricorsi e atti giudiziari. Tanto per citarne uno, c'è stato un ritardo di più di un anno causato dal ricorso di un privato alla Corte Costituzionale, contro la genesi dei procedimenti, che fu la cosiddetta legge “cresci Italia” del 2012 (voluta dal premer Mario Monti, tenace avversario dei monopoli ndr). La stessa legge prevedeva la realizzazione da parte del ministero di una Piattaforma tecnologica e applicativa unica per le procedure concorsuali, diventata operativa solo a marzo 2015. Quelle che faremo noi sono assegnazioni “definitive” per le sedi farmaceutiche sulle quali non esistono ricorsi, e “provvisorie”per quelle dove invece esistono ricorsi. Le farmacie definite tecnicamente sub judice, in attesa del pronunciamento del Tar, diverranno definitive alla conclusione favorevole per la pubblica amministrazione dell'iter giudiziario, in caso contrario decadranno automaticamente», conclude Coletto. Sarà la fine del monopolio?