AMBIENTALISMO DELLA FORZA E DELLA CONDIVISIONE

Il Mattino di Padova, p.

di LEONARDO PADRIN*

Quando venne istituito il Parco Regionale dei Colli Euganei si trattò di una scelta coraggiosa, indispensabile per tutelare un territorio meraviglioso ma fragile. Da allora sono cambiate tante cose, tante situazioni ed oggi i residenti si sentono ostaggi del Parco, quasi delle vittime sacrificate sull’altare di coloro che questo territorio lo vivono, per il loro legittimo piacere, solo saltuariamente. Vivere nei Colli Euganei è più complicato rispetto ad abitare in pianura, ci sono le frane nelle strade e nei terreni, ci sono i cinghiali ed i daini che impediscono la tradizionale coltivazione di ortaggi a uso famigliare e che colpiscono anche l’agricoltura professionale ad iniziare dalla viticoltura. Le frazioni sono prive di attività commerciali e le scuole dell’obbligo si trovano spesso a distanze ragguardevoli dai luoghi di residenza dei ragazzi. L’edilizia e l’urbanistica sono vincolate da regole che, a prescindere da un giudizio tecnico, necessitano di tempi burocratici di applicazione maggiori rispetto ad altre aree. Questa situazione ha generato una serie di proposte di modifica della Legge istitutiva del Parco che affrontano e ritengono di risolvere singoli problemi ma non il vero problema: il difficile rapporto tra la legge e coloro ai quali viene applicata. Per questo bisogna intervenire trasformando un rapporto basato solo sulla forza della legge ad una condivisione degli obiettivi che la stessa persegue. Per questo è da apprezzare la proposta di alcuni sindaci dei Colli che chiedono alle pubbliche istituzioni (Provincia, Regione e Stato) che rappresentano l’intera comunità, di intervenire perché i cittadini residenti ricevano un sostegno concreto attraverso una detassazione, completa o parziale, che compensi l’onerosità di abitare all’interno di un’area protetta e fragile. Non più uno stato che obbliga ma uno stato che si fa carico di coloro che garantiscono un valore ambientale alla comunità tutta. C’è la sensazione, a volte, che le persone vengano dopo il Parco! È questa inversione la base per risolvere tutti problemi presenti e futuri, in questo modo i residenti saranno i primi difensori del Parco perché esiste un “sentire comune” che vale più di mille norme, si tratta di una cultura esistente ma da far crescere. Se così non sarà allora è meglio abolirlo ma non in parte, interamente. Questo devono deciderlo i residenti e se la comunità intera vuole conservare il Parco non deve imporlo per legge ma farlo condividere a chi ci abita.

* ex presidente commissione Sanità della Regione